Vigilessa interrompe il funerale di una 32enne per identificare presenti

Quando il senso del dovere è cieco. Una vigilessa interrompe il funerale di Silvia Ghezzi e chiede le generalità a 15 persone che rispettavano le distanze.

Silvia Ghezzi
Silvia Ghezzi

Una vigilessa interrompe il funerale di Silvia Ghezzi, morta a 32 anni dopo due anni di lotta contro alcune malattie rare. Di quelle notizie che non vorremmo mai sentire, leggere. Una madre che sopravvive alla figlia, che le è stata accanto giorno e notte ma non è riuscita a proteggerla.

La bara bianca e una quindicina di persone sparse sul piazzale del cimitero, nel rispetto delle misure contro il Covid-19. Intanto un pubblico ufficiale troppo zelante, cieco e decisamente poco empatico – con il suo taccuino in mano – chiede le generalità dei presenti.

Durante la celebrazione officiata da don Gianni Strafella, la vigilessa interrompe il funerale. Quello che si chiede la madre amareggiata e distrutta dal dolore è il motivo per cui sia stata così zelante.
Non erano più di 20, avevano dei palloncini in mano, e rispettavano il distanziamento sociale. Mimma Colonna, madre di Silvia Ghezzi, ha affidata il proprio sfogo ai social.

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«Non è accettabile che avvenga tutta questa persecuzione durante la celebrazione della messa del funerale di mia figlia Silvia, che ha già dovuto sopportare in vita atroci sofferenze e non trovare pace nemmeno nel cimitero durante il suo ultimo saluto da parte dei congiunti che educatamente erano a 3-4 metri uno dall’altro all’aperto»: ha scritto.

funerale silvia ghezzi

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E ancora: «Continuare imperterrita a disturbare per chiedere nome e cognome col taccuino in mano mentre il dolore per la perdita della figlia ti attanaglia è veramente deplorevole e squallido». La donna ricorda che al cimitero di Bologna tutto questo non è successo e si rivolge direttamente al sindaco di Lecce, Carlo Salvemini. Uno sfogo dignitoso, di una madre che non ha potuto dire addio alla propria figlia nel sacrosanto silenzio che si richiede in queste circostanze.

«Signor sindaco, la prima cosa che manca a questa vigilessa non sono l’apprendimento delle regole del Decreto, ma le basi più elementari della buona educazione, del rispetto del dolore atroce per la perdita di una figlia, del rispetto per la celebrazione funebre e poi non può avere libero arbitrio di modificare le regole a suo piacimento».

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