Vini biologici, cosa sono e come vengono prodotti

Il vino è uno dei prodotti più caratteristici della cultura enogastronomica italiana; l’Italia, infatti, grazie alla diversità dei suoi territori è in grado di produrre uve molto diverse tra loro, dalle quali vengono ottenuti vini di grande pregio apprezzati anche al di fuori dei confini nazionali. Da anni, però, il settore vinicolo sta affrontando una lenta ma inesorabile trasformazione: le richieste di un pubblico sempre più esigente ed attento alla qualità del prodotto finale tanto quanto alle tecniche di vinificazione ha favorito l’emergere di proposte alternative, caratterizzate da un approccio alla coltura ed alla trasformazione del prodotto più rispettoso della natura. Ci riferiamo in particolare ai vini biologici, una categoria merceologica ben definita all’interno della complessa galassia dell’industria vitivinicola: vediamo di cosa si tratta e secondo quali tecniche viene prodotto.

Cosa vuol dire “biologico”

In linea generale, si può definire biologico qualsiasi prodotto ottenuto lavorando o trasformando i frutti dell’agricoltura biologica. Per quanto riguarda il settore vinicolo, invece, come specifica un recente rapporto ISTAT (Working Papers n.8/2020), “vino “biologico” è la definizione giuridica per tutti quei vini certificati da un organismo di certificazione terzo seguendo le normative comunitarie: Reg. CE N°834/07 e Reg. CE N°889/08 per ciò che concerne principalmente la conduzione agronomica dei vigneti, ovvero la produzione di uve da agricoltura biologica certificata; Reg. CE N°203/12 per ciò che concerne principalmente gli aspetti enologici e la vinificazione”. In altre parole, il vino biologico è un prodotto certificato, sulla base di precisi riferimenti normativi condivisi a livello europeo che regolamentano la conduzione dei vigneti e la trasformazione delle uve.

Le caratteristiche del vino biologico

In base alle normative sopra citate, un vino, per essere definito biologico, deve presentare una serie di caratteristiche ben precise. Anzitutto, le uve utilizzare per la vinificazione devono provenire da colture biologiche certificate; ciò implica che il processo di coltivazione viene implementato senza ricorrere a prodotti di sintesi (pesticidi, diserbanti, fertilizzanti chimici e simili) e tramite pratiche in grado di “garantire la fertilità del fondo e l’agricoltura sostenibile”, come spiega il rapporto dell’ISTAT citato in precedenza.

 

Per quanto riguarda la vinificazione, il disciplinare dei vini biologici contempla il divieto di utilizzo di additivi e coadiuvanti mentre i (pochi) prodotti ammessi durante il processo di trasformazione devono essere anch’essi di origine biologica (certificata). In aggiunta, il prodotto imbottigliato è caratterizzato da livelli di anidride solforosa inferiori rispetto a quelli che caratterizzano i vini industriali o non biologici (fino a 100 mg/l per i rossi e 150 mg/l per i bianchi). Una volta confezionato, il prodotto viene esaminato da un ente terzo e, se il controllo dà esito positivo, il vino può essere commercializzato con la dicitura “biologico” (con apposita certificazione da apporre in etichetta).

Il vino biologico sul mercato

Il vino biologico rappresenta una fetta ancora limitata ma in crescita del mercato enologico; secondo uno studio di IWSR del 2019, le vendite di biologico dovrebbero raggiungere, nel 2023, un totale di 976 milioni di bottiglie, facendo registrare un incremento del 34% rispetto al dato registrato nel 2018. Di conseguenza, le etichette “bio” rappresenteranno il 3,5% del mercato (erano l’1,5% nel 2013).

Questo trend beneficia anche del fatto che i produttori sfruttano canali di vendita diversificati, integrando il retail con l’e-commerce: molti siti specializzati, come ad esempio Greenwine, propongono un’ampia selezione di etichette produttrici di vino biologico, incontrando il gusto di una platea sempre più ampia. Lo shopping online, inoltre, ha ricevuto un notevole impulso durante la pandemia: le restrizioni imposte alle attività di ristorazione ha spinto molti consumatori ad acquistare il vino tramite portali di settore, permettendo ai produttori di ammortizzare le perdite dovute alle limitazioni imposte al settore Horeca, con conseguente calo delle forniture enologiche.