Violenza ostetrica: l’hanno subita 4 donne su 10

In principio era #BastaTacere, una campagna di sensibilizzazione sul tema lanciata per spingere le mamme a raccontare la loro esperienza in sala parto. Oggi, si parla senza più timore o vergogna di violenza ostetrica. L’ha subita un milione di neomamme italiane, circa 4 su 10. E moltissime di loro hanno deciso di non avere più figli proprio a causa del trauma subito.

Questi, sono i tristi dati emersi dall’indagine nazionale “Le donne e il parto” realizzata dalla Doxa per conto dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica in Italia.

L’indagine ha coinvolto 5 milioni di donne italiane, di età compresa tra i 18 e i 54 anni, con almeno un figlio di 0-14 anni. Di queste, il 41% ha lamentato la “lesa dignità e integrità psicofisica” durante travaglio e parto. Sul banco degli imputati soprattutto la pratica dell’episiotomia, non autorizzata con consenso informato da più della metà delle partorienti che l’hanno subito.

E poi una mamma su tre si è sentita tagliata fuori dalle decisioni più importanti prese dallo staff medico, il 27% delle intervistate ha lamentato una carenza di sostegno e di informazioni sull’avvio dell’allattamento, il 19% ha lamentato la mancanza di riservatezza anche durante il travaglio e il parto, al 12% è stata negata la possibilità di avere vicino una persona di fiducia. Insomma, non solo atteggiamenti, ma anche parole e gesti hanno reso traumatico uno dei momenti più belli della vita di una donna. Ma perché accade questo?

Lo ha spiegato in maniera molto chiara su Vanity Fair l’ostetrica Olga Bottazzi che lavora in Campania con la cooperativa sociale La Tempra, nata per aiutare le donne in difficoltà.

Ci dovrebbe essere un rapporto ‘one to one’ fra ostetrica paziente. Ma così spesso, soprattutto al Sud, c’è carenza di personale ostetrico e qualificato. Magari solo una ostetrica è di turno, e deve seguire quattro donne in travaglio: possono sfuggirle cose importanti, deve fare in fretta”.

Nel frattempo (dall’11 marzo del 2016) è stato depositato il disegno di legge “Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico” che prevede il reato di violenza ostetrica punibile con la reclusione da due a quattro anni.