Vitamina C contro il Coronavirus, la cura degli ospedali di New York (VIDEO)

La decisione si basa su rapporti provenienti dalla Cina.

La vitamina C contro il Coronavirus la conferma Andrew G. Weber, un pneumologo impiegato nella terapia intensiva di due strutture della Northwell Health a Long Island. I suoi pazienti, una volta ricoverati, ne ricevono subito 1500 milligrammi.

La somministrazione avviene tre o quattro volte al giorno. Ogni dose supera di 16 volte quella raccomandata dal National Institutes of Health, che è di soli 90 milligrammi (per gli uomini) e 75 per le donne.

Vitamina C
Vitamina C

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La cura di vitamina C contro il Coronavirus si basa su una terapia messa in atto a Shanghai. «I pazienti che l’hanno assunta hanno ottenuto risultati migliori rispetto a quelli che non l’hanno ricevuta»: ha affermato il dottor Weber.

I protocolli terapeutici, però, variavano da paziente a paziente. E comunque si tratta di una cura in aggiunta a medicinali come l’idrossiclorochina e l’antibiotico azitromicina. Inoltre, la cura prevede anche farmaci biologici e fluidificanti del sangue.

Il presidente Donald Trump ha pubblicato un tweet attraverso il quale definisce la terapia sperimentale una possibilità concreta per il trattamento del virus, che potrebbe fare la storia della medicina.

Il dottor Weber, 34 anni, ha affermato che i livelli di vitamina C nei pazienti con coronavirus diminuiscono drasticamente nel caso di sepsi, una condizione che si verifica quando il corpo reagisce in maniera eccessiva all’infezione.

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Ecco allora che la cura di vitamina C contro il Coronavirus può fare la differenza, se affiancata a una terapia farmacologica antivirale, ovviamente. La sperimentazione clinica a supporto di quella statunitense ha avuto inizio, per via endovenosa, il 14 febbraio. È successo all’ospedale Zhongnan di Wuhan, in Cina, l’epicentro della pandemia da Covid-19.

Lo studio, randomizzato in triplo cieco, coinvolgerà circa 140 pazienti e dovrebbe concludersi entro il 30 settembre, questo almeno secondo le informazioni pubblicate sul sito web della National Library of Medicine degli Stati Uniti.