Yaravirus: di cosa si tratta?

Yaravirus, chiamato così in onore di una mitologica sirena, è stato isolato per la prima volta in Brasile e ha una struttura genetica mai vista.

Yaravirus

Non solo Covid-19: in questi giorni si sta parlando tanto anche di Yaravirus, isolato per la prima volta in Brasile grazie all’impegno degli scienziati dell’Università di Minas Gerais di Belo Horizonte. Il nome che è stato a questo nuovo virus è molto affascinante: i ricercatori lo hanno chiamato Yara in onore di una celebre sirena, figura della mitologia locale, considerata la madre di tutte le acque.

Ad approfondire la notizia della scoperta di Yaravirus si hanno pensato i report di The Indipendent, che hanno pubblicato un articolo molto interessante uscito il 9 febbraio 2020, nel quale si sottolinea che il virus è stato scoperto in alcune amebe raccolte in un lago artificiale del Brasile.

Una scoperta importantissima

Quando gli scienziati dell’Università di Minas Gerais hanno sequenziato il genoma di Yaravirus, si sono accorti che il 90% dei geni del microrganismo non erano mai stati trovati prima. Il virologo Jônatas Abrahão, ha dichiarato che i risultati sono indicativi di quanto ancora, oggi come oggi, la scienza deve capire sui virus.

Yaravirus

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Nel corso di un’intervista al sito ScienceMag.org, il Dottor Jônatas Abrahão ha sottolineato che alcuni geni di Yaravirus hanno degli aspetti in comune con il patrimonio genetico del virus gigante. Nonostante questo, non si capisce ancora bene come siano collegati.

Fondamentale è ricordare che la scoperta è avvenuta per caso mentre Abrahão e la sua equipe stavano cercando dei virus giganti. Questi microbi, quasi sempre caratterizzati da dimensioni molto simili a quelle dei batteri e sono stati scoperti per la prima volta nel 2003 in alcune amebe.

Come già detto, la struttura genetica dello Yaravirus è molto particolare. La cosa non ha destato sorpresa alla Dottoressa Elodie Ghedin, accademica presso la New York University. La professionista in questione, che da anni cerca virus nelle acque reflue e nei sistemi respiratori. La Ghedin ha evidenziato che, nel 95% dei casi, i virus rinvenuti nelle acque reflue hanno un genoma non corrispondente ai genomi classificati nei database.

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